Stefano Vezzani

4.480 ore di volontariato donate per i quattro Punti vaccinali del Sant’Orsola

Ultimo turno stasera per i nostri volontari all’ultimo punto vaccinale rimasto aperto. È terminata, infatti, la campagna che ha visto il Policlinico impegnato a vaccinare – in poco più di tre mesi – oltre 14mila tra operatori sanitari e pazienti in carico alle diverse unità operative del Sant’Orsola e non solo.

Durante tutta la campagna i volontari di Fondazione Sant’Orsola sono stati in prima linea per dare una mano a medici e infermieri: hanno accolto le persone che arrivavano per vaccinarsi, spiegato loro il percorso, fatti compilare i moduli necessari, gestendo le sale d’attesa prima e dopo la vaccinazione.

Sono partiti il 24 marzo nei padiglioni 11 e 16, per estendere poi il servizio dal 7 aprile al 16 extra e cinque giorni più tardi al padiglione 1. In tutto hanno coperto 1.557 turni per complessive 4.480,5 ore di servizio, senza contare gli ‘straordinari’ quando a fine serata non erano ancora state utilizzate tutte le dosi disponibili.

Estate delle Meraviglie, al via il Centro estivo per i figli del personale sanitario

Dal 7 giugno al 10 settembre. Quattordici settimane in tutto. Sta per partire il Centro estivo che Fondazione Sant’Orsola organizza per i figli dei dipendenti del Policlinico. La sede sarà al padiglione 32 (ex Croce Rossa – oggi Polo della Formazione), in un ampio spazio con giardino concesso dall’Azienda sanitaria.

 

“Come la Foresteria per i pendolari – spiega il presidente Giacomo Faldella – anche questo servizio è nato dagli incontri e dalle esperienze fatte durante la pandemia, ma risponde a un bisogno che non ha nulla a che vedere con l’emergenza e per questo è un servizio che continuerà, per aiutare il personale a conciliare vita e lavoro, turni e cura dei figli”.

 

Il Centro estivo sarà aperto tutti i giorni, dal lunedì al venerdì, dalle 8 del mattino alle 18 (con possibilità di anticipare o prolungare su richiesta, in base alle esigenze di lavoro). I posti disponibili – nel rispetto delle normative sul distanziamento e in base agli spazi resi disponibili – sono 20 a settimana, per la fascia d’età 3-10 anni.

 

Al padiglione 32 si svolgeranno giochi e laboratori, ma almeno due volte alla settimana si salirà sull’autobus per uscite in piscina e fattoria didattiche, gite ed escursioni, esperienze al maneggio e con una compagnia circense.

 

La quota richiesta è di 50 euro a settimana per ogni bambino e comprende la copertura oltre che delle educatrici e ausiliarie, anche dei pasti, del trasporto e di qualsiasi costo sia necessario sostenere per le attività.

 

Per saperne di più e per iscriversi clicca qui

Per ulteriori informazioni e chiarimenti: spaziobimbi@fondazionesantorsola.it

“LA CURA”, 5 VOCI PER IL SECONDO CAPITOLO

Due infermieri e un medico. E tra di loro Francesca Serragnoli, poetessa, e Angelo Marchi, volontario che vendeva le uova e per una vita ha sognato di portarle al Sant’Orsola e oggi in pensione da cinque anni tutte le mattine è al padiglione 5, nell’atrio, a dare una mano a pazienti e famigliari alle prese con le macchinette per pagare il ticket o fare l’accettazione prima di una visita.

 

Sono le voci del capitolo 2 de “La cura”, un lavoro realizzato da Stefano Massari e Carlotta Cicci per ascoltare insieme le parole di chi ha fatto della cura il proprio lavoro quotidiano o di chi ha, sulla cura, qualcosa da dire che può aiutare tutti noi a viverla con maggiore intensità. Qualsiasi sia il mestiere che facciamo o la nostra attuale condizione di vita.

 

Per vedere il primo capitolo e conoscere meglio il progetto: La cura – capitolo 1

 

 

“PARLAMI ANCORA”, INSIEME PER AIUTARE I RAGAZZI con disabilità A SUPERARE LE CONSEGUENZE DELLA PANDEMIA

Bambini e bambine che non vogliono più uscire di casa, che cadono preda di paure e fobie che avevano faticosamente superato, che arrivano a gesti di autolesionismo. Sono alcune delle conseguenze che il distanziamento sociale e l’isolamento – necessari per contenere la pandemia – hanno creato in tanti ragazzi e ragazze, ancora più forti in presenza di disabilità intellettive che rendono anche più complesso ogni tentativo di aiuto.

 

Per le loro famiglie Fondazione Sant’Orsola, grazie al sostegno di Banca di Bologna, ha deciso di mettere a disposizione un servizio di consulenza psicologica specialistico, proprio per fornire un supporto nella gestione di eventuali problematiche che il particolare periodo che stiamo vivendo può avere acuito, dando attraverso la consultazione psicologica più consapevolezza e maggiori strumenti per affrontarle.

 

“Un anno di emergenza ha creato nuove difficoltà e lasciato segni pesanti su tutti noi e ancora di più – spiega il presidente della Fondazione Sant’Orsola Giacomo Faldella – su chi già viveva una situazione di fragilità. In tutti questi mesi siamo stati impegnati a sostenere gli ospedali nel contrasto al Covid. Ora, proseguendo questo aiuto, crediamo sia venuto il momento di iniziare a sostenere anche chi sta pagando un prezzo alto per le conseguenze della pandemia e farà più fatica nella ripartenza”.

 

“Fin dall’inizio del lockdown 2020 – sottolinea Alberto Ferrari, Direttore Generale Banca di Bologna – abbiamo sentito il dovere di affiancare e sostenere l’ospedale Sant’Orsola con un nostro contributo diretto e immediato. Questa scelta ha segnato l’inizio di una più estesa, concreta e specifica attività con la Fondazione Sant’Orsola. Anche in questa delicata fase della pandemia siamo vicini alle famiglie e ai loro ragazzi. Vogliamo continuare a sviluppare la collaborazione con la Fondazione a sostegno dei progetti attuali e futuri per il territorio”.

 

“L’idea di questo intervento – spiega Chiara Locatelli, neonatologa del Policlinico di Sant’Orsola, responsabile dell’ambulatorio specialistico malattie rare di Neonatologia, a cui fanno riferimento oltre 500 famiglie con bambini con malattie rare – è nata dai racconti da parte dei genitori che incontriamo delle fatiche emerse in questo periodo di pandemia legate all’isolamento. E davanti ai propri figli spesso i genitori non sanno che cosa fare, come aiutarli. Nessuno ha la bacchetta magica ma quel che sappiamo bene è che insieme, con un aiuto competente, si può provare ad affrontare anche questa difficoltà”.

 

Le domande di partecipazione potranno essere inoltrate tra il 22 aprile e il 10 maggio, per poter avviare il servizio subito dopo, scrivendo a parlamiancora@fondazionesantorsola.it. Per selezionare chi avrà accesso al servizio saranno presi in considerazione la data di invio della domanda e il colloquio con la psicologa. Le sedute di consulenza psicologica specialistica saranno rivolte ai genitori e, in una prima fase, si svolgeranno online. Il numero e la cadenza degli incontri verranno stabiliti sulla base delle necessità delle singole famiglie e dei motivi della consultazione.

 

In questa fase di avvio saranno ammesse al servizio, completamente gratuito grazie al sostegno di Banca di Bologna, 20 famiglie e sarà realizzato un sondaggio tra tutte le famiglie con bimbi e ragazzi con Trisomia 21 e disabilità intellettive che gravitano attorno all’ambulatorio del Sant’Orsola per rilevare le problematiche che la pandemia ha portato con sé, che consentirà di mirare meglio il servizio e di indirizzarne lo sviluppo. Il servizio sarà avviato dalla dottoressa Francesca Pulina, psicologa dell’età evolutiva che svolge attività clinica e collabora in attività di ricerca sulla sindrome di Down. Autrice e co-autrice di studi e ricerche pubblicati su riviste nazionali e internazionali, fa parte dell’equipe di Renzo Vianello, professore emerito di Psicologia dello sviluppo tipico e atipico presso l’Università degli Studi di Padova.

“La cura”, 12 cortometraggi per dare voce a chi lavora in ospedale

Iniziamo un nuovo viaggio insieme. Il progetto si chiama “La cura” e si propone di raccogliere in una serie di 12 cortometraggi d’autore le storie, le testimonianze, il punto di vista di medici e infermieri e di chi con loro condivide l’esperienza umana della cura all’interno del Policlinico di Sant’Orsola a Bologna. Le persone che lavorano nell’ospedale sono, infatti, i protagonisti e i primi destinatari del progetto.

“La cura – racconta l’ideatore e regista Stefano Massari – è un atto di fede tra esseri umani. È una zona empatica dove accade il riconoscimento, l’accettazione e l’accoglimento di una fragilità, di una necessità, che non è solo propria dell’oggetto della cura, ma anche del soggetto che consapevolmente vi si dedica. Prendersi cura, curare, significa una serie complessa di attività che coinvolgono ininterrottamente anima e pratica, sentimento e azione, desiderio e volontà. Il pensiero e l’esercizio della cura è un elemento imprescindibile per la costruzione di quei valori e principi intorno ai quali la vita di una comunità umana può raccogliersi e progredire”.

Così pur dando voce al personale sanitario e rivolgendosi prioritariamente a loro, “La cura” parla a ognuno di noi, riguarda tutti. Così come l’Ospedale guarda la Città, la sorveglia, la accoglie, e le offre un contraltare, un’ipotesi di confronto diretto e incessante con i temi grandi dell’esistenza, il senso del nascere e del morire, il significato della sofferenza, ne misura i sentimenti, i problemi, le speranze.

Ogni capitolo racchiude alcune voci raccolte in lunghissime chiacchierate che sono iniziate in queste settimane e che proseguiranno ancora. Nel primo capitolo i frammenti sono di Riccardo Masetti, medico in Oncoematologia pediatrica (“porte”), Sabrina Gherardi, operatrice socio-sanitaria che ricorda il lavoro al Centro bagni (“bagno”) e Raffaele Longo, infermiere della dialisi (“accogliere”). Su questo sito svilupperemo una sezione dove trovare tutti i capitoli e i materiali. Il prossimo capitolo uscirà mercoledì 21 aprile. Per ulteriori informazioni: info@fondazionesantorsola.it

Cento figli dei dipendenti a scuola nell’aula del Padiglione delle Meraviglie

Uno spazio per i figli dei dipendenti. Un centro di aggregazione dove poter lasciare i figli durante il lavoro, anche per seguire la didattica a distanza. È il Padiglione delle Meraviglie aperto dalla Fondazione Sant’Orsola che al Policlinico ogni giorno accoglie, nel rispetto di tutte le norme di sicurezza e distanziamento, 99 bambini tra i 3 e i 10 anni.

 

Tutti i giorni educatori professionali coordinati da una pedagogista della cooperativa Open Group propongono giochi, attività, laboratori e nuove esperienze ai bimbi dai 3 ai 10 anni, suddivisi in due gruppi, dai 3 ai 5 e dai 6 ai 10 anni. Per questi ultimi è stata allestita anche una sala dove poter svolgere, seguiti da operatrici e volontari, la didattica a distanza.

 

“Il Padiglione delle Meraviglie – spiega il presidente Giacomo Faldella – è un’iniziativa che la Fondazione Sant’Orsola propone, d’intesa con il Policlinico che ha concesso gratuitamente gli spazi, per dare una mano a conciliare vita e lavoro, una sfida sempre complessa e in questi tempi di pandemia ancora di più. Continuiamo, anche così, a sostenere i nostri ospedali e quindi tutta la comunità! Se 100 operatori dovessero rimanere a casa per seguire, giustamente, i propri figli per l’ospedale in questo momento sarebbe un ulteriore colpo durissimo da assorbire”.

 

Il servizio totalmente gratuito e sostenuto dalle donazioni raccolte con la campagna “Più forti insieme”, è partito in uno spazio a fianco della chiesa di San Gregorio (ingresso da via Pizzardi 1) ed è aperto dalle 8 alle 18 dal lunedì al venerdì e il sabato mattina. Ognuno può scegliere quando usufruirne, in base alle proprie esigenze.

 

Nel Padiglione delle Meraviglie ci sono ‘tane’ dove potersi prendere un momento per sé, una zona rilassamento con tappetoni e cuscini, una zona motoria con materassini, ma anche un angolo grafico-pittorico con l’uso di diverse tecniche (disegno, creta, pittura) e laboratori con materiali naturali quali legno, sassi, ciottoli, conchiglie e bambù, letture animate e utilizzo di dispositivi digitali.

 

Con la chiusura delle scuole la richiesta si è impennata, per cui il Padiglione delle Meraviglie è raddoppiato, occupando anche tre aule del padiglione 32, solitamente occupate dal corso di laurea in scienze infermieristiche e in queste settimane vuote e dalla prossima settimana si estenderà anche alle aule 1 e 2, solitamente dedicate alla formazione dei dipendenti – ora sospesa – al padiglione 3.

 

Attualmente gli iscritti sono 73 bambini tra i 3 e i 5-6 anni e 26 bambini che frequentano le elementari e che accedono anche al supporto per la didattica a distanza. Grazie all’entrata in funzione delle aule 1 e 2 potranno essere accolti altri 20 bambini. La richiesta sarebbe ancora più ampia ma la necessità di garantire gli spazi necessari e il rispetto delle norme di sicurezza non rende possibile accogliere un maggior numero di bambini.

 

Le educatrici e assistenti si sottopongono periodicamente al tampone e indossano FFP2. All’ingresso ci si devono igienizzare le mani. I bambini che hanno più di 5 anni devono tenere sempre la mascherina. Ogni gruppo di bimbi ha i propri colori e giochi; tutti gli ambienti e le attrezzature vengono sanificati quotidianamente. Oggi è stato distribuito a tutti i genitori un kit per il tampone rapido per il bambino, in modo da essere ulteriormente sicuri che frequenti lo spazio solo chi è negativo.

 

Per iscriversi o per avere ulteriori informazioni: spaziobimbi@fondazionesantorsola.it

 

In 15 giorni dal grande cuore di Bologna 54mila euro per il piccolo Habibou

Obiettivo raggiunto, anzi superato! La campagna lanciata da Fondazione Sant’Orsola e associazione Piccoli Grandi Cuori, in partnership con Il Resto del Carlino, per raccogliere in un mese i 30.000 euro che servivano per far arrivare a Bologna il piccolo Habibou e garantirgli l’intervento salvavita, in poco più di 15 giorni ha raggiunto ben 54.964 euro! Una grande prova di generosità che ha permesso di acquistare subito i biglietti aerei. Il bimbo di 5 anni con la sua mamma arriveranno così dal Niger sotto le Due Torri il prossimo 30 marzo.

 

Habibou ha 5 anni ed è nato con la Tetralogia di Fallot, una cardiopatia congenita che limita l’afflusso sanguigno ai polmoni. A causa di questa malformazione non ha potuto imparare a camminare e ora l’intervento al cuore è diventato indispensabile. L’operazione però non può essere eseguita in Niger né negli altri Paesi africani sia per la carenza di strutture sanitarie adeguate sia perché, a causa della pandemia, la maggior parte dei medici occidentali presenti è rientrata da mesi negli Stati Uniti e in Europa.

 

“Conosciamo la generosità di Bologna – commenta il presidente di Fondazione Sant’Orsola Giacomo Faldella – ma questa volta ci ha lasciato davvero senza parole. Stiamo attraversando un periodo difficile per tutti, nel quale le preoccupazioni per l’emergenza sanitaria si uniscono a quelle per la crisi economica, che picchia soprattutto su alcune categorie ma che appesantisce la vita di tutti. Che in questa situazione così tante persone, in così poco tempo, decidano di donare per aiutare un bimbo che vive a 3mila chilometri da qui è davvero una buona notizia per tutti noi. Vuole dire che c’è qualcosa di più forte di tutto quel che c’è caduto addosso, c’è qualcosa che resiste e continua a darci la forza di allargare le braccia. Grazie davvero, di cuore, a tutti”.

 

“Questo risultato è straordinario – sostiene Paola M ontanari, presidente di Piccolo Grandi Cuori Onlus – e noi non vediamo l’ora di abbracciare Habibou e la sua mamma, qui, al Polo dei Cuori nella nostra casa. Bologna è da sempre una città dal cuore grande e noi lo sappiamo bene, perché da più di ventitré anni accoglie i nostri bambini cardiopatici congeniti che arrivano da tutto il mondo Il Covid non ci ha portato via l’idea che dobbiamo continuare ad essere solidali e ci ha insegnato quanto sia importante la collaborazione attiva tra volontariato, istituzioni e sistema sanitario, per garantire ai cittadini eccellenze come il Policlinico di Sant’Orsola e la Fondazione, che è stata il motore di questa bellissima iniziativa.”

 

Il viaggio di Habibou

La mamma è maestra elementare, il papà fa l’autista per una organizzazione non governativa italiana. Vivono nella capitale Niamey, in Niger insieme ad Habibou e ai suoi tre fratelli. La malattia di Habibou l’hanno scoperta quando aveva sei mesi e da subito hanno fatto tutto il possibile per affrontarla e risolverla; l’ospedale pubblico di Niamey ha preparato i documenti e li ha inviati presso l’ospedale Mon Plaisir di Tunisi quando il bambino aveva 3 anni, ma qui li hanno informati che non avevano le capacità per fare questo intervento e così sono rientrati a Niamey.

 

Che cos’è la Tetralogia di Fallot

La funzione del cuore è quella di pompare il sangue prima nei polmoni dove si ossigena e poi di inviare il sangue così ossigenato in tutto il corpo. Le vere e proprie pompe muscolari si chiamano ventricoli. Il ventricolo destro pompa il sangue poco ossigenato nei polmoni, mentre il sinistro pompa il sangue ben ossigenato (di ritorno dai polmoni) in aorta che lo distribuisce a tutto l’organismo. I ventricoli sono separati da una parete muscolare chiamata setto interventricolare. Nella Tetralogia di Fallot è presente un ampio difetto del setto interventricolare associato a un’ostruzione del flusso sanguigno verso i polmoni.

 

 

Più forti insieme – 24mila pernottamenti per medici, infermieri e oss

Il 9 marzo 2020 la Fondazione Sant’Orsola ha lanciato la campagna di raccolta fondi Più forti insieme, per sostenere gli ospedali di Bologna impegnati nell’emergenza Coronavirus e, soprattutto, il personale sanitario in prima linea. Sono stati realizzati così tanti servizi, ma il primo a partire e sicuramente il più rilevante è stata l’accoglienza gratuita in albergo o in alloggi dedicati che ha interessato il personale sia di Policlinico di Sant’Orsola sia di Ausl di Bologna.

 

“Insieme abbiamo vissuto – spiega il presidente della Fondazione Sant’Orsola Giacomo Faldella – un’esperienza di solidarietà che ha reso più forte l’intera comunità. Nei momenti di difficoltà ognuno deve essere disposto a dare qualcosa per il bene di tutti ed è quello che è successo: i cittadini hanno donato per chi restava in prima linea per curare chi si ammalava; gli alberghi hanno concesso tariffe convenzionate ma sono riusciti a lavorare in un momento in cui tutto era fermo; il personale sanitario ha affrontato i sacrifici che la propria professione chiedeva traendo forza dall’abbraccio concreto della città. Mettere in comunicazione tutto questo, per essere un elemento di coesione, è il motivo per cui la nostra fondazione è nata”.

 

 

L’accoglienza in albergo

 

La Fondazione Sant’Orsola ha sottoscritto una convenzione con Federalberghi Bologna che ha messo a disposizione le strutture dei propri associati ad una tariffa convenzionata. Il Comune di Bologna ha contestualmente rinunciato alla tassa di soggiorno dovuta per ogni pernottamento, per contenere anche così il costo. Durante tutta la durata del servizio sono stati complessivamente 15 gli alberghi coinvolti.

 

È stato possibile così dare un aiuto concreto a

  • i neoassunti arrivati per dare una mano nella gestione dell’emergenza in una città chiusa per il lockdown;
  • i dipendenti dei reparti più a rischio che volevano continuare a lavorare senza rischiare, rincasando la sera, di contagiare i propri famigliari o quelli che, da pendolari, per i problemi legati alla carenza di trasporto pubblico non potevano proprio rientrare.

 

Il servizio si è articolato in due momenti:

  1. dal 16 marzo al 6 giugno, durante la prima fase dell’emergenza;
  2. dal 9 novembre a tutt’oggi, in concomitanza con la seconda fase dell’emergenza.

Complessivamente sono stati 193 giorni i giorni coperti.

 

Tra medici, infermieri e operatori socio-sanitari questi i numeri del servizio

  • 608 le persone accolte (442 nella prima fase e 166 nella seconda);
  • di questi il 50,6%, pari a 308, erano neoassunti;
  • complessivamente i pernottamenti sono stati 23.276.

In media in ogni giorno in cui il servizio è stato attivo ci sono stati 120 medici, infermieri e oss ospitati negli alberghi di Bologna.

 

 

Gli alloggi dedicati per i positivi

 

Durante la prima fase dell’emergenza – quando ancora non erano attivi i cosiddetti Alberghi Covid attivati dall’Ausl di Bologna – a questo servizio se n’era affiancato un secondo, dedicato al personale sanitario che contagiandosi doveva vivere la quarantena ma non poteva farlo a casa per mancanza degli spazi necessari.

 

La Fondazione Sant’Orsola ha individuato così 15 bilocali con angolo cottura, autonomi e isolati, dove poter ospitare chi essendo asintomatico aveva questa necessità. I volontari della Fondazione erano a disposizione per andare a fare la spesa o per portare una valigia con il cambio da casa. In questo modo sono state ospitate 28 persone per complessive 609 notti (21,7 notti in media a testa).

 

 

L’abbraccio di oltre 9mila bolognesi

 

Tra ospitalità per neoassunti e operatori dei reparti più a rischio da una parte e alloggio in isolamento per personale sanitario positivo dall’altra, sono state così accolte 636 persone per complessivi 23.885 pernottamenti, pari ad una spesa di 955.400 euro. Questi servizi sono stati resi possibili grazie alle donazioni di oltre 9.200 bolognesi.

 

 

IL CUORE DI HABIBOU – Ha solo 5 anni ma per diventare grande ha bisogno di noi

Il cuore di Habibou è piccolo, ha 5 anni. Il cuore di Habibou è fragile e per diventare grande ha bisogno di noi. Insieme vogliamo accompagnarlo dal Niger a Bologna per incontrare la capacità di cura dei nostri medici perché la sua strada possa continuare e lui possa diventare grande, vincendo la cardiopatia che nessuno nel suo Paese è in grado di guarire.

 

Per questo Fondazione Sant’Orsola e associazione Piccoli Grandi Cuori lanciano oggi una raccolta fondi d’emergenza.

 

Habdallah Habibou ha 5 anni e tre fratellini. La mamma è maestra elementare, il papà fa l’autista per una organizzazione non governativa italiana. Vivono nella capitale Niamey. Gli è stata diagnosticata una cardiopatia congenita grave, la Tetralogia di Fallot, caratterizzata da un’ostruzione del flusso sanguigno verso i polmoni.

 

A causa di questa disfunzione Habibou non riesce più neanche a camminare e senza un intervento la sua speranza di vita si ridurrebbe a pochi mesi. La pandemia però ha fatto rientrare la maggior parte dei medici dall’Africa e le strutture sanitarie del suo Paese, uno dei più poveri al mondo, sono al collasso.

 

L’intervento può essere eseguito dai cardiochirurghi pediatrici del Sant’Orsola, guidati dal professor Gaetano Gargiulo. Non esistendo però un accordo tra la Regione Emilia-Romagna e il Niger è necessario coprire i costi vivi per l’intervento oltre a tutto ciò che serve per portare per un periodo di almeno due mesi il bambino e la sua mamma a Bologna.

 

Per coprire questi costi, stimati in 30.000 euro, la Fondazione Sant’Orsola e l’associazione Piccoli Grandi Cuori hanno lanciato insieme la campagna “Il cuore di Habibou”. Insieme possiamo fare tanto, anche per lui! Per donare

  • con carta di credito puoi utilizzare il modulo su questo sito
  • con bonifico bancario puoi utilizzare il conto dedicato intestato a Fondazione Policlinico Sant’Orsola Onlus – Iban IT75W0888302401016000162246 – causale: Il cuore di Habibou

 

“L’emergenza che stiamo vivendo da ormai un anno – spiega il presidente della Fondazione Sant’Orsola Giacomo Faldella – pesa su tutti noi, ma sono i più fragili a soffrirne di più. Quando ci è stata raccontata la storia di Habibou abbiamo pensato che insieme, anche in questo caso, potevamo fare qualcosa per permettere alla sua strada di non interrompersi a 5 anni. A Bologna abbiamo una cardiochirurgia pediatrica che lavora a livelli internazionali d’eccellenza e vogliamo che sia un’opportunità anche per lui. Insieme possiamo farlo. Non lasciare indietro chi è più fragile è indispensabile per costruire una comunità in cui ognuno di noi possa vivere meglio”.

 

“Siamo felici di accogliere Habibou – spiega la presidente di Piccoli Grandi Cuori Paola Montanari –  lo aspettiamo e ci attiveremo al meglio per offrire a lui e alla sua mamma, come è nella natura della nostra associazione, il massimo sostegno, solidarietà e condivisione possibili ospitandoli presso la nostra casa di accoglienza “Il Polo dei cuori”. Qui, dove trovano alloggio i pazienti con cardiopatie congenite e le loro famiglie, la paura del ricovero si fa più piccola e grazie alla stretta collaborazione con la Cardiochirurgia Pediatrica del Policlinico Sant’ Orsola siamo in grado di offrire un grande servizio di assistenza e di cura. Habibou troverà sicuramente, dal punto di vista sanitario, dei professionisti che lo potranno curare nel modo più adeguato. Il futuro sorride quando le braccia sostengono: lo diciamo sempre, perché siano convinti che ci vogliano mani capaci e tanta passione per offrire la miglior cura possibile”

 

Articolo Il Resto del Carlino 25 febbraio 2021