Stefano Vezzani

L’Esercito dona tre saturimetri per la Chirurgia generale del professor Jovine

Mercoledì 13 aprile il Comandante del 121° Reggimento Artiglieria Controaerei “RAVENNA” di Bologna, Colonnello Quirino Avoli, congiuntamente al personale della caserma “Viali”, ha invitato il Presidente della Fondazione Sant’Orsola professor Giacomo Faldella ed una rappresentanza del personale medico del reparto di chirurgia generale dell’IRCCS Sant’Orsola presso l’Ospedale “Maggiore” di Bologna, per la donazione di una somma in denaro che sarà utilizzata per l’acquisto di tre saturimetri.

 

Analogamente a quanto organizzato lo scorso anno, l’iniziativa di beneficenza, su base volontaria, è stata promossa dall’Associazione Sportiva Dilettantistica “Esercito 121° Reggimento”, volta a sostenere il reparto di chirurgia generale diretto dal professor Elio Jovine, con il quale si è creato negli anni un profondo legame di stima e di amicizia.

 

Durante l’incontro, il Colonnello Avoli ha sottolineato come l’iniziativa benefica sia stata accolta con entusiasmo da tutti gli uomini e le donne del “RAVENNA” e, nel contempo, ha rivolto un profondo ringraziamento a tutto il personale sanitario che con dedizione, passione e professionalità si prende cura quotidianamente di chi ha bisogno.

 

La delegazione della Fondazione ha espresso parole di ringraziamento e gratitudine agli uomini e alle donne con le stellette a nome dell’intera struttura ospedaliera, rimarcando come l’Esercito sia sempre vicino a chi è in difficoltà e come riesca sempre ad esprimere importanti testimonianze di affetto e vicinanza a chi ne ha bisogno.

 

La solidarietà espressa questa mattina al nosocomio bolognese ha rappresentato l’ennesimo gesto di affetto e vicinanza del 121° Reggimento e dell’Esercito Italiano alla popolazione della città delle due Torri.

“La buona cucina”, a scuola dallo chef per imparare ad aver cura della salute a tavola

Tre incontri per aver cura della nostra salute anche a tavola. Ogni appuntamento comprenderà due momenti: un incontro con la specialista in scienza dell’Alimentazione, per imparare ad avere una dieta equilibrata e alleata della nostra salute; un vero e proprio corso di cucina, in cui lo chef ci insegnerà a cucinare ogni volta due piatti diversi. Al termine di ogni appuntamento sarà possibile fermarsi per mangiare insieme quel che si è cucinato.

 

“La buona cucina”, dopo la prima edizione nell’autunno scorso, torna organizzata anche questa volta da Fondazione Sant’Orsola in collaborazione con Alce Nero. Insieme andremo a scuola dallo chef Simone Salvini e dalla specialista in scienza dell’alimentazione Renata Alleva. Si parte il 21 aprile per proseguire poi il 4 e il 18 maggio. Ogni giorno due edizioni, alle 10.30 e alle 16.30, per chi non potesse partecipare al mattino.

 

Protagonista sarà una cucina semplice e che non rinuncia al gusto, ispirata alla dieta mediterranea, capace di valorizzare i principi nutrizionali di ingredienti biologici come pasta, cereali, riso, legumi, pomodoro e olio extra vergine di oliva. Una cucina buona. Un alleato fondamentale durante un percorso di cura, un aiuto importante per la nostra salute. Tutti gli appuntamenti si svolgeranno a Casa Emilia, la struttura che Fondazione Sant’Orsola ha aperto in via Emilia Levante 10 (IV piano).

 

Questo il calendario degli appuntamenti

21 aprile – Alimentazione amica della salute: i cibi che fanno bene.

4 maggio – Scopriamo insieme cosa sono gli alimenti fermentati, come cucinarli e perché fanno così tanto bene all’intestino

18 maggio – Non solo sapore, ma tante funzioni: le proprietà antinfiammatorie delle spezie.

 

Il corso è aperto a tutti i pazienti in cura al Sant’Orsola e/o ai loro famigliari. La partecipazione – grazie al sostegno di Alce Nero e alle donazioni che arriveranno – è gratuita. La prenotazione è obbligatoria e l’accesso è consentito unicamente a chi è in possesso di Green Pass base.

 

Per ulteriori informazioni o per iscriversi è possibile

 

Scarica il volantino dell’iniziativa

 

A Palazzo di Varignana la Fondazione Sant’Orsola racconta “la terapia della natura”

Il giardino terapeutico “L’isola che non c’è” per la pediatria; il grande terrazzo “Ad occhi aperti” per la Geriatria; i balconi del reparto di Oncologia che in estate trasformeremo in piccoli giardini insieme ai progettisti di Palazzo di Varignana. Sono le tre esperienze che Fondazione Sant’Orsola ha raccontato oggi intervenendo alla prima edizione dell’Health Revolution Day, la giornata evento dedicata a benessere, salute e longevità.

Il pranzo seguito al workshop del mattino è stato concluso con un assaggio della colomba realizzata da Palazzo di Varignana utilizzando l’olio d’oliva. Un prodotto originale e tre volte buono: per il gusto, per i poteri benefici dell’olio e perchè parte del ricavato sarà devoluto al progetto di accoglienza di Fondazione Sant’Orsola “Casa Emilia”, dove stiamo accogliendo anche profughi dell’Ucraina che hanno bisogno di cure presso il Policlinico di Bologna.

“Emergenza pandemica e crowdfunding: ecco che cosa abbiamo imparato”

Fondazione Sant’Orsola è stata invitata a portare la propria esperienza nel corso del convegno “Il crowdfunding al servizio del terzo settore” organizzato a Bologna da Ginger e che, ospitato presso MUG – Magazzini Generativi di Emilbanca, ha visto la partecipazione, tra gli altri, del direttore di AICCON Paolo Venturi, del direttore responsabile di Vita Stefano Arduini e della sociologa dell’Università Cattolica Ivana Pais.

Il crowdfunding ha permesso di raccogliere a Fondazione Sant’Orsola il 5,46% dei 4,446 milioni donati per la campagna “Più forti insieme”. Siamo partiti sostenuti dalla campagna lanciata da Andrea Grossi, un ragazzo di Bologna, su Go Fund Me, il 9 marzo 2020. In occasione del convegno abbiamo analizzato cosa è accaduto su quella piattaforma nei mesi successivi.

Noi siamo tornati al crowdfunding con alcune raccolte lanciate per noi da alcuni ragazzi di Bologna, con la campagna “Arte dona vita”, e con quelle lanciate dalle otto Onlus attive all’interno del Sant’Orsola che si sono aggiudicate il bando “Noi non ci fermiamo”, che prevedeva un sostegno della Fondazione Sant’Orsola pari al 75% se la Onlus riusciva a raccogliere il restante 25% con il crowdfunding, attivando la propria comunità

 

Le slide dell’intervento di Fondazione Sant’Orsola: Emergenza pandemica e crowdfunding

“Grazie Lucio”, Francesco Amante dona un augurio di luce all’Oncologia del Sant’Orsola

Venerdì 8 aprile 2022 nel Day Hospital di Oncologia, Padiglione 2, del Policlinico di Sant’Orsola è stata installata in modo permanente un’opera d’arte donata dall’imprenditore e mecenate bolognese Francesco Amante, da sempre vicino alla sua città e al territorio. Ad accogliere i pazienti del reparto di Oncologia del Sant’Orsola sarà la scritta al neon “Grazie Lucio” che è parte dell’installazione luminosa che nell’inverno 2020 ha riacceso via d’Azeglio a Bologna con i versi della canzone della canzone “Futura” del cantautore Lucio Dalla.

Le parole del brano musicale, divenute arte urbana, nella forma di una poesia visiva raccolgono il miglior auspicio che ci possa aspettare dalla vita: cantare il futuro; per questo Francesco Amante si è aggiudicato il pezzo durante l’asta di beneficienza organizzata ad ottobre 2021 dal Consorzio degli Esercenti di via d’Azeglio Pedonale, con il patrocinio del Comune di Bologna e della Fondazione Lucio Dalla, in collaborazione con Sotheby’s e con la Galleria d’Arte Maggiore – GAM, a favore del progetto “Lo spazio che cura” della Fondazione Sant’Orsola.

L’installazione luminosa “Grazie Lucio”, firmata dall’artista Pablo Echaurren e realizzata dall’artigiano Antonio Spiezia, andrà ora ad illuminare il Day Hospital di Oncologia Policlinico di Sant’Orsola a Bologna, dove ogni anno oltre 1.800 pazienti ricevono le terapie per sconfiggere patologie oncologiche.

Afferma l’imprenditore Francesco Amante: “Da collezionista quale sono, ritengo che le opere d’arte debbano il più possibile essere fruite dal pubblico. In tale senso mi sento vicino alla prospettiva del caro Amico Concetto Pozzati quando asseriva che le opere dovrebbero avere le ruote per girare. Delle tre opere acquistate all’evento benefico delle luminarie dedicate a “Futura” di Lucio Dalla a favore della Fondazione Policlinico Sant’Orsola, la più importante “Grazie Lucio” ho deciso di donarla alla Fondazione Sant’Orsola, perché possa essere anche un segnale di conforto e di speranza, un auspicio da leggere, da canticchiare, da vedere, da sperare… un auspicio, di guarigione e con esso di vita attraverso un semplice ma importante “Grazie” di luce”.

Amante non è nuovo a queste iniziative filantropiche: ricordiamo l’installazione Sala d’Attesa presso il Pantheon della Certosa di Bologna, il grande lampadario di Casa Grande collocato davanti alla Cineteca di Bologna e il restauro e ricollocazione delle sculture in bronzo di Romagnoli sulla facciata di Palazzo d’Accursio in piazza Maggiore, dove erano posti e rimossi 75 anni fa.

L’asta, organizzata da Sotheby’s, ha raccolto un totale di 122 mila euro, che – detratte le spese vive sostenute dagli organizzatori – è stato devoluto a favore della Fondazione Sant’Orsola per la ristrutturazione radicale del reparto di degenza oncologica. Durante la serata, che ha visto la partecipazione di oltre 350 ospiti, la scritta “Grazie Lucio” ha registrato il prezzo più alto battuto in asta per la cifra di 16.000 euro.

Da Openkomm 20 tablet per i piccoli pazienti della Cardiochirurgia

Openkomm srl, azienda IT fortemente radicata sul territorio, ha donato a Fondazione Policlinico Sant’Orsola 20 tablet per accompagnare e rendere più leggera la degenza dei piccoli pazienti del Policlinico. Ieri, insieme, li abbiamo consegnati alla Cardiochirurgia e alla Cardiologia pediatrica, reparti animati dalla presenza dell’Associazione Piccoli Grandi Cuori ONLUS.
“Grazie di cuore – ha commentato la presidente Paola Montanari – speriamo di usarli presto con attività ricreative assieme al rientro dei nostri volontari. Il tablet per bimbi allettati è un prezioso ausilio per giocare e passare bene il tempo di cura: se non si può scendere dal letto si possono fare comunque attività ricreative, studio, seguire letture ad alta voce o fare piccoli laboratori guidati da un volontario e guardando videotutotial, creare musica, incontrare volti di amici e parenti in attesa di poterli riabbracciare”

«Logopedia precoce per la nostra piccola Alice. Così aiutano le persone»

Attrezzature acquistate per permettere cure all’avanguardia. Una struttura per l’ospitalità dei pazienti del Policlinico provenienti da fuori città e anche progetti volti a facilitare la vita di persone affette da patologie croniche o sindromi. Il ventaglio di attività promosse e sostenute dalla Fondazione Sant’Orsola è ampio e comprende anche il percorso logopedico rivolto a bambini con sindrome di Down ‘Guarda come Cresco’.

In questo ambito la Fondazione e le sue logopediste si prendono cura della piccola Alice, cinque anni e mezzo, la quale «grazie alla Fondazione ha potuto affrontare un percorso logopedico precoce, un servizio che prima non c’era, ma che rappresenta uno strumento fondamentale per la crescita della nostra bambina», spiega la mamma Cristina Boldrini, 43 anni.

Cristina Boldrini, quando avete saputo lei e suo marito di questo progetto della Fondazione?

«Siamo venuti in contatto con la Fondazione Sant’Orsola dopo poco che era nata, quando ci chiesero di partecipare con nostra figlia al progetto Guarda come Cresco. E sin da subito ci siamo resi conto come la particolarità del lavoro della Fondazione sia la capacità di non fare mai sentire soli i propri assistiti».

Perché il progetto Guarda come Cresco significa così tanto per voi e per Alice?

«Perché nella fascia di età 0-6, i deficit della parola comportati dalla sindrome di Down sono un po’ lasciati a sé stessi. ‘Ci si pensa più tardi’ ci siamo sentiti dire. Ma non vedevamo il perché perdere tempo aspettando, quando un intervento precoce ha e sta avendo per Alice grandi benefici. Avere in questo senso una opportunità del genere ci fa sentire fortunati come genitori».

Entrando nel merito della terapia, cosa può dirci del metodo messo in campo nell’ambito del progetto?

«Anzitutto devo sottolineare come il valore aggiunto di questo percorso sia la professionalità e l’umanità delle logopediste che lavorano nel progetto. Per Alice, infatti, partecipare a ‘Guarda come Cresco’ è motivo di grande gioia, oltre all’effetto reale positivo che ha sulla sua crescita. Lo stesso medoto fa la differenza. A parte poter contare sull’accesso gratuito al servizio che è molto importante, ma il progetto si basa su un metodo studiato per bambini sordi, con un approccio musicale e giocoso alla parola. Questo centra bene il punto sul come relazionarsi con i più piccoli e in più è appunto estremamente precoce, che può cominciare sin dalle fasi di lallazione».

«A Casa Emilia il periodo di cura è diventato una vacanza grazie al conforto dei volontari»

«Sono arrivata a Casa Emilia un po’ per caso e in poco tempo si è trasformata nella mia seconda casa, il luogo che ha permesso di rendere un percorso di cura importante quasi una vacanza». Parla in questi termini Francesca Carbone, 53 anni e brindisina doc, della propria esperienza negli spazi di ospitalità gestiti dalla Fondazione Sant’Orsola e dedicati ai pazienti che provengono da fuori la città e devono affrontare lunghe terapie al Policlinico. Nel caso di Francesca, quella a Casa Emilia è stata «una permanenza durata dal primo settembre alla fine di febbraio scorso».

Francesca Carbone, come è arrivata, da Brindisi, a conoscere il servizio offerto dalla Fondazione Sant’Orsola?

«Tutto è iniziato a maggio 2021, quando a Brindisi mi hanno trovato un’infezione alla colonna vertebrale. Da lì ho eseguito numerosi controlli, di cui uno a Cotignola, dove mi è stato diagnosticato un linfoma per cui ho dovuto sostenere terapia al Sant’Orsola a partire da fine luglio. Sono rimasta ricoverata fino a inizio settembre, quando però sono stata dimessa con il consiglio di non allontanarmi dalla città per continuare così il ciclo di cure. A questo punto sono venuta a conoscenza della Fondazione».

Cosa ricorda di quei giorni?

«Ricordo che fossi abbastanza disperata perché non sapevo dove andare. Fortunatamente in ospedale mi avevano parlato appunto di Casa Emilia e ho contattato la Fondazione per verificare la possibilità di essere ospitata assieme al mio compagno».

E che esperienza ha vissuto nei mesi in cui è stata ospite qui?

«Ho vissuto un’esperienza bellissima, durante la quale ho stretto rapporti veri con gli operatori e i volontari della Fondazione, tanto che il 26 febbraio quando sono tornata a Brindisi ho provato grande tristezza e nostalgia per tutti i bei ricordi legati alla mia permanenza».

E questo ha influito anche nel modo in cui ha affrontato il suo percorso di cure?

«Certamente. Si è trattato di un’esperienza così bella che la cura è diventata quasi una vacanza. Ora sto meglio, ma dovrò comunque tornare per un periodo per un’operazione di ricostruzione della colonna vertebrale a seguito dei problemi precedenti e se dovrò rimanere nei paraggi dopo il ricovero so già dove tornare».

Ci sono ricordi particolari che porta con sé?

«Ho trascorso con la Fondazione Sant’Orsola momenti importanti come Natale e Capodanno. Condividendo con loro tanti momenti belli. Ho sempre cercato di essere una persona positiva, ma anche nei momenti di sconforto i volontari ci sono sempre stati. Lì, per darmi conforto e sostenermi».

 

 

Un anno insieme, ecco il Rendiconto per il 2021 di Fondazione Sant’Orsola

Un anno insieme. Sessanta pagine per raccontare le donazioni arrivate, tutte le occasioni di partecipazione, le attività di volontariato e i progetti realizzati. È il Rendiconto 2021, pubblicato in questi giorni da Fondazione Sant’Orsola. Sessanta pagine in cui vive l’abbraccio della città per chi vive un percorso di cura.

 

“Donare è naturale come respirare – spiega il presidente Giacomo Faldella – è qualcosa di cui ognuno di noi ha bisogno per sentirsi vivo, pienamente. E queste pagine stanno qui a farci toccare con mano che questa generosità non è inutile, che insieme possiamo davvero fare tanto per chi abbiamo accanto, per la nostra comunità”.

 

Cinque i capitoli che compongono il Rendiconto, dedicati alla Fondazione, alla partecipazione (dagli strumenti di informazione agli Open day), ai volontari (31mila ore donate in 8 diversi servizi), alle donazioni (ben 5.854 da parte di 3.715 donatori) e – la parte più corposa – ai progetti realizzati o ancora in corso.

 

Puoi scaricare il pdf del Rendiconto oppure navigarlo online qui sotto, ma – se preferisci – puoi anche chiederne una copia cartacea: te la spediremo gratuitamente a casa o chiederemo ai nostri volontari di fartela avere.

 

Scarica il Rendiconto: CLICCA QUI

Chiedi la tua copia cartacea gratuita: CLICCA QUI 

 

‘Il paesaggio che cura’, mostra fotografica di Regione e Fondazione nel chiostro del Sant’Orsola

I parchi, i giardini e le aree verdi dell’Emilia-Romagna come luoghi di benessere e di socialità ritrovata, dopo la forzata chiusura causata dalla pandemia.  La Regione Emilia-Romagna in collaborazione con la Fondazione Sant’Orsola organizza, dal 12 al 26 marzo 2022 una mostra fotografica dal titolo “Il paesaggio che cura”, esito di un concorso fotografico indetto in occasione dell’edizione 2021 della rassegna regionale “Vivi il Verde”.

 

La mostra sarà inaugurata oggi, venerdì 11 marzo 2022, alle ore 16.30, nel chiostro del Padiglione 3 del policlinico Sant’Orsola (via Albertoni, 15 Bologna). L’ingresso è libero (lunedì-venerdì ore 7-19, sabato ore 7-13, domenica chiuso).

 

“Uno degli elementi che ritornano nei nostri progetti– dice Giacomo Faldella, presidente di Fondazione Sant’Orsola– è l’attenzione al verde nell’ospedale. La natura, infatti, è qualcosa che c’era prima e che ci sarà dopo di noi, e di cui noi facciamo parte: per questo, credo, aiuta ad affrontare con maggior serenità anche i momenti più difficili. Essere parte di una dimensione naturale ci aiuta a recuperare il diritto alla fragilità, da cui può rinascere un’alleanza vera, un legame positivo con il mondo e con gli altri”.

 

“Il paesaggio è un concetto complesso, mutevole in base alle epoche, e la sua interpretazione con il passare del tempo è diventata più complessa- commenta l’assessore regionale alla Cultura e Paesaggio, Mauro Felicori-. La mostra fotografica, così come il volume, mettono l’accento sulla visione più emotiva del paesaggio: gli scatti dei partecipanti esprimono il rapporto tra paesaggio ed essere umano, che si caratterizza sempre in una relazione benefica”.

 

“Il paesaggio come balsamo, capace di rasserenare, rassicurare e anche di curare- aggiunge l’assessore-. Non è un caso che sia ospitata dalla Fondazione Policlinico Sant’Orsola, luogo di cura per eccellenza dove l’uomo viene confortato, accudito, guarito. Perché il paesaggio mantenga queste sue facoltà però- conclude- sono necessarie attenzione e rispetto: iI paesaggio che cura rimarrà tale se anche noi ce ne prenderemo cura”.

 

Agli amanti della fotografia, professionisti e no, si è chiesto di raccontare con le immagini il ruolo centrale, nella vita del verde che ci circonda, per il personale benessere e per il bene della comunità, per l’azione curativa che può esercitare su alcune malattie, per l’armonia e la bellezza che infonde.

Una giuria composta da esperti della Regione Emilia-Romagna e della Fondazione Sant’Orsola onlus ha selezionato i 26 scatti più significativi per la mostra: un racconto per immagini dedicato alle emozioni e alle relazioni che donne e uomini, bambine e bambini, alimentano immergendosi nel paesaggio e nella natura.

 

Tutte le immagini sono accompagnate dal commento degli autori degli scatti e un volume, a cura di Fabio Falleni, Rosella Ghedini e Carlo Tovoli (Patrimonio culturale Focus, Regione Emilia-Romagna, 2022) raccoglie una vasta selezione di fotografie del concorso, introdotta da Giuseppe Barbera e Valentina Ivancich, a cui seguono gli atti del convegno dedicato al paesaggio come cura svolto a Bologna il 17 settembre 2021.

 

Il volume, disponibile online , sarà distribuito gratuitamente in occasione dell’inaugurazione della mostra.