Stefano Vezzani

“più forti INSIEME”: donati 78.564 euro in poco più di 24 ore

In poco più di 24 ore le donazioni per “più forti INSIEME” hanno raggiunto quota 78.564 euro. Un fiume di generosità in una giornata piena di sorprese e contatti, durante la quale è salito a bordo con noi anche Andrea Grossi, il ragazzo bolognese che aveva lanciato ieri mattina sulla piattaforma nazionale Gofundme una raccolta per il Sant’Orsola e che ha deciso di donare tutto quello che raccoglierà a “più forti INSIEME”.

 

Da domani entriamo subito nel vivo e a meno di due giorni dal lancio della campagna, la Fondazione aprirà il primo progetto a favore del personale dei nostri ospedali, dando un voucher/rimborso per le spese sostenute per la babysitter dalla chiusura delle scuole. Un modo per essere davvero vicino a chi ogni giorno in prima linea riesce a mettere da parte paure e stanchezza per assistere e curare tutti coloro che ne hanno bisogno.

 

Aiutaci a continuare: clicca qui per fare anche tu una donazione e sostenere “più forti INSIEME”. Con l’aiuto di tanti potremo riuscire a fare sempre di più per i nostri ospedale e il personale in prima linea per tutti noi. Grazie di cuore!

Quindicimila euro in poche ore per “più forti INSIEME”

È partita alle 18 “più forti INSIEME”, la campagna lanciata dalla Fondazione per sostenere gli ospedali e il personale in prima linea nella lotta al nuovo Coronavirus. E in poche ore ha raccolto 15.204 euro, coinvolgendo centinaia di bolognesi. Grazie di cuore a tutti coloro che hanno donato e che nei prossimi giorni potranno aiutarci anche con il passaparola, anche digitale, a far crescere la raccolta!

 

“Quella della Fondazione Sant’Orsola è un’iniziativa importante che sposiamo pienamente – ha commentato Chiara Gibertoni, direttore generale dell’Azienda Ospedaliero Universitaria di Bologna – che contribuirà a farci uscire da questa prova ancora più forti grazie anche al rinnovato legame tra la città e i suoi ospedali, i cittadini di Bologna e tutto il personale medico e sanitario”.

 

I primi progetti saranno finalizzati a dare servizi che aiutino proprio chi lavora in prima linea per difendere la salute di tutti. “Chi porta più di ogni altro il peso di questa emergenza – spiega il presidente della Fondazione Giacomo Faldella – è il personale del sistema sanitario. Vogliamo dire loro che la gratitudine di oggi non si spegnerà. Se tante volte abbiamo dato per scontato il valore del loro lavoro, non vogliamo che sia più così”.

 

Per sostenere gli ospedali di Bologna e i medici, gli infermieri, gli operatori socio-sanitari e i tecnici quotidianamente al lavoro, ognuno può donare:

  • online su www.fondazionesantorsola.it cliccando su Dona Ora e selezionando “più forti INSIEME”
  • bonifico IBAN: IT72I0847236760000000101617; causale: Fondo ‘più forti INSIEME’, indicando anche nome, cognome e indirizzo
  • conto corrente postale n. 001047864747; causale: Fondo ‘più forti INSIEME’, indicando anche nome, cognome e indirizzo

 

più forti insieme

In questi giorni l’arrivo di una nuova malattia ha rubato a tutti noi sicurezze e abitudini: siamo preoccupati per la nostra salute e abbiamo adattato la nostra quotidianità a regole necessarie per contenere il contagio.

Dobbiamo continuare a fare, con senso di responsabilità, la nostra parte, ma chi porta più di ogni altro il peso di questa emergenza è il personale di un sistema sanitario pubblico che sta dando al Sant’Orsola, come in ogni altro ospedale del nostro Paese, una straordinaria prova di sé.

Medici, infermieri, operatori socio-sanitari e tecnici ogni giorno si prendono cura di tutti coloro che ne hanno necessità, mettendo da parte le proprie paure, la stanchezza, il desiderio di stare con i propri cari.

Non sono angeli, non sono eroi: sono la parte più responsabile della nostra comunità, quella che accetta di stare in prima linea per il bene di tutti.

A loro va tutta la nostra gratitudine e la nostra ammirazione.

Per questo apriamo il fondo “Più forti INSIEME” per essere vicini al personale sanitario, dando un aiuto concreto e realizzando progetti che sostengano il loro lavoro, oggi così come domani: anche quando l’emergenza sarà finita potremo continuare a contare sulla loro passione e professionalità e come loro ci sono per noi, vogliamo esserci anche noi per loro.

 

DONA ORA – Clicca qui e scopri come dare il tuo sostegno

“La paura ha due uscite”

Per prudenza sospendiamo per due settimane il nostro servizio, visto che le autorità sanitarie sconsigliano di stare in luoghi affollati. Ma in questi giorni in cui la  paura rischia di farla da padrona ci piace soprattutto condividere con voi queste righe.
“La paura ha due uscite: un egoismo più grande e un’apertura più radicale.
La vita di ognuno di noi è sempre in pericolo. E allora bisogna fare buon uso della paura. Bisogna festeggiare che non siamo malati. Bisogna pensare alla pena degli esseri umani che si sono ammalati. Pensate anche al morire clandestino, pensate al fatto che ci sono salme che nessuno può vegliare e accarezzare. E allora se siamo vivi nella luce del mondo abbiamo solo da festeggiare e subito dopo dobbiamo chiederci come possiamo pulire uno spigolo infimo di mondo, come possiamo portare il bene e il bello in questa nostro passaggio veloce e senza garanzie. Pensate al vostro amore, pensare a un figlio, a una madre, pensate ai rami degli alberi, pensate alla riga delle tegole sui tetti, pensate al rumore di una macchina che passa per strada. C’è qualcosa di intimamene glorioso nelle cose che esistono, e noi siamo qui per accorgerci di questo splendore senza padroni e senza missioni. Noi tutti siamo portatori di uno splendore provvisorio. La paura ci deve portare a una luce più grande, a un’attenzione per il dolore degli altri. Questo è un contagio che ci chiama alla generosità e alla bellezza. Non ci salviamo chiudendo in un angolo del mondo la nostra vita, ma usandola tutta intera per noi e per tutti”.
(Franco Arminio, “Piccolo discorso sulla paura”)

“Parliamone”, una guida per spiegare ai figli la malattia di un genitore

L’idea è nata tanti anni fa, a Parigi, incontrando David. Allora lui aveva 5 anni ed era un bimbo che aveva da poco perso la mamma. Lei, Lucia, era una giovane psico-oncologa. David non parlava quasi più, non giocava, faceva fatica anche a dormire. Un giorno le ha detto: “Me lo aveva detto la mia mamma”. Che cosa David? “Avevo fatto il cattivo e mi ha detto che se continuavo così l’avrei fatta morire”. Pensava di averla uccisa lui, e non il tumore, la sua mamma. Perché nessuno gli aveva detto niente. Pensavano fosse troppo piccolo per capire.

 

Per David e per tutti i David che ha incontrato dopo di lui, Lucia Polpatelli condensando anni di esperienze sul campo ha scritto “Parliamone. La malattia spiegata ai miei figli”, 32 pagine di esempi concreti, consigli, spunti. Non un elenco di istruzioni per asciugare le lacrime, ma un compagno di strada per non avere più paura di piangere e imparare – nei modi possibili – a condividere. “Perché – spiega Lucia – la famiglia è una squadra e tutto si deve affrontare insieme, i momenti felici e quelli tristi”.

 

Lucia Polpatelli è una psico-oncologa. Al Policlinico di Sant’Orsola segue i pazienti di alcuni reparti, ma anche i loro figli (appunto) e quando si riesce anche il personale e tiene corsi per i volontari sulla relazione d’aiuto. E segue laboratori di teatro animati dalla compagnia Archivio Zeta, di musicoterapia, di scrittura, disegno, fotografia. Tante strade per fare un pezzo di strada insieme. “Parliamone” è nato da questo impegno. Lo ha stampato il Policlinico. Poi è andato esaurito e oggi, per continuare a farlo camminare, la Fondazione Sant’Orsola – d’accordo con l’autrice – ha deciso di ristamparlo e distribuirlo gratuitamente.

 

“All’inizio si pensa di risparmiare ai piccoli la sofferenza – spiega la dottoressa Polpatelli – ma così rischiano di sentirsi esclusi, traditi dai genitori. I bambini hanno la capacità di cogliere gli aspetti dolorosi della vita, li comprendono. E un tumore si abbatte su tutta la famiglia, non solo sulla persona che si è ammalata. Per la quale avere dei figli significa avere un supplemento d’angoscia durante il percorso di malattia. Ma significa anche avere un obiettivo importante, uno in più, per continuare a camminare”.

 

Cosa non fare con i bambini? Lucia non ha dubbi: “Se devo dire una cosa soltanto dico: non mentite. Non spaventateli riferendo dettagli che non sono in grado di capire, non abbiate paura di dire ‘non lo so’, non costringeteli a parlare se non vogliono. Meglio dire ‘anch’io ho pianto’ che ‘su su, non piangere”. Ma soprattutto non mentite: facendolo evitate il problema nel presente ma ne create uno enorme al bambino che rischia di perdere la fiducia nel mondo, comunque si concluda il percorso. Perché i bambini sanno leggere nei vostri occhi, non li potete imbrogliare”.

 

L’essenziale è non mentire. E quindi parlare. “Io dico sempre: è difficile parlare di cose così forti? Allora scrivile”. E racconta del marito di una paziente morta per malattia tornato in ospedale qualche tempo dopo con tre quaderni: uno per lui e uno per ognuno dei due figli. Sua moglie aveva scritto loro tutto, come stava, quel che non riusciva a dire, ma anche le istruzioni per usare la lavatrice. “Per tutta la famiglia quei quaderni hanno rappresentato uno spartiacque tra disperazione e accettazione”.

 

Per ricevere gratuitamente a casa “Parliamone” compilate il modulo nella pagina Contatti di questo sito inserendo come Oggetto del messaggio: “Invio della guida ‘Parliamone'”. Chi lo desidera può fare una donazione alla Fondazione Sant’Orsola, per sostenerne le attività. Dopo averlo ricevuto, a chi se la sente chiediamo di mandarci una testimonianza (info@fondazionesantorsola.it), che renderemo anonima riportando solo il nome di battesimo, su come la lettura di “Parliamone” è stata capace di accompagnarvi nel vostro cammino: è un modo per essere vicini a tanti altri che stanno passando lungo la stessa strada.

Ricerca sui tumori rari, un movimento di solidarietà in ricordo di Massimo

Insieme per ricordare Massimo. La prima donazione è arrivata dalla moglie, che ne ha parlato con i colleghi del marito, Family Banker della sede bolognese di Banca Mediolanum. Prima uno, poi un altro, infine altri due: in quattro hanno non solo aderito alla raccolta, ma scritto ai propri clienti per comunicare la scelta compiuta e chiedere loro di fare altrettanto. E diversi tra loro hanno già aderito.

 

È un bellissimo movimento di solidarietà quello che si è messa in moto in memoria di Massimo Visani, scomparso troppo presto per una forma molto aggressiva di sarcoma dopo mesi di cure da parte dell’equipe della professoressa Maria Pantaleo del reparto di Oncologia medica del Policlinico di Sant’Orsola, diretto dal professor Andrea Ardizzoni.

 

La generosità dei famigliari, dei colleghi e dei clienti sosterrà la ricerca e la cura portate avanti dai ricercatori e dai medici del Sant’Orsola per i sarcomi e i tumori rari, che rappresentano in Italia il 25% dei nuovi casi di tumore e che richiedono competenze specifiche e dedicate per offrire cure appropriate e per rispondere alle esigenze del paziente.

 

Il Sant’Orsola è un centro di riferimento europeo per la cura dei tumori rari, in particolare i tumori neuroendocrini ed i sarcomi. I medici del reparto seguono ogni anno circa 400 pazienti con tumori rari nei diversi percorsi della diagnosi e cura della malattia, per la quale la ricerca gioca un ruolo insostituibile per individuare nuove strade e nuove terapie che possano essere sempre più efficaci.

 

Uno degli obiettivi di fondo della ricerca in corso al Sant’Orsola è individuare marcatori tumorali che possano predire in anticipo l’efficacia delle cure, intensificando quelle che potenzialmente potrebbero essere più efficaci ed evitando di protrarre quelle che potrebbero essere inutili. Un obiettivo ulteriore è lo studio del genoma del tumore, che è alla base delle terapie innovative e che per molti tumori rari ancora non è ancora stato studiato.

 

Se anche tu vuoi dare più forza alla ricerca e alla cura sui tumori rari, puoi donare

  • online dalla pagina Dona Ora del sito della Fondazione Sant’Orsola (fondazionesantorsola.it) selezionando Ricerca sui tumori;
  • tramite bonifico bancario (IBAN: IT72I0847236760000000101617); causale: Ricerca sui tumori, aggiungendo nome, cognome e indirizzo;
  • tramite conto corrente postale (n. 001047864747 ); causale: Ricerca sui tumori, aggiungendo nome, cognome e indirizzo.

Se vuoi ulteriori informazioni sulle ricerche in corso puoi scrivere a donazioni@fondazionesantorsola.it

 

(foto Paolo Righi – L’equipe di ricerca della professoressa Maria Pantaleo)