Casa Emilia, tre appartamenti per accogliere le coppie con gravidanze a rischio

28 Ottobre 2023

In due anni ha accolto 479 pazienti che devono rimanere a Bologna per ricevere al Sant’Orsola le cure di cui hanno bisogno. E ora, spenta la seconda candelina, Casa Emilia ha inaugurato una seconda sede – in piazza Malpighi – e ha aperto le porte anche alle famiglie che hanno bisogno del Policlinico per far fronte ad una gravidanza a rischio. Sono già tre le coppie ospitate, e la settimana scorsa è arrivato il primo fiocco azzurro, con la nascita di Emanuele.

“È stato naturale per noi  – spiega il presidente della Fondazione Sant’Orsola Giacomo Faldella – allargare l’accoglienza a queste famiglie. La nostra casa cresce, infatti, grazie alla generosità di chi la sostiene e ci mette in condizione di rispondere al bisogno delle persone che incontriamo. Qui vive il cuore della nostra città, che ritrova e fa esperienza dei propri valori più veri. A chi vive con preoccupazione un momento così importante e delicato come la nascita di un figlio o di una figlia vogliamo dare una sicurezza e un aiuto in più”.

Così ora l’accoglienza si allarga. Due sono i fattori che possono rendere una gravidanza a rischio: un problema del nascituro, che dovrà essere affrontato subito dopo il parto in un ospedale d’eccellenza come il Sant’Orsola, oppure la necessità di un’assistenza particolare per la mamma, già seguita dai medici del Policlinico per patologie pregresse.

Cristiana è una di loro. Era arrivata da Napoli il 26 settembre con suo marito Giuseppe, tre settimane prima della data del parto, perché negli anni scorsi aveva subito tre interventi chirurgici importanti, proprio qui al Sant’Orsola con l’equipe del professor Poggioli che – per garantire che tutto vada per il meglio – ha assistito al parto insieme ai ginecologi. Oggi mamma e neonato, il piccolo Emanuele, stanno bene e con Giuseppe possono iniziare il proprio cammino insieme.

“Qui a Casa Emilia ci siamo sentiti subito come a casa – racconta Cristiana – Anche il fatto di essere in centro è molto bello: non potendo camminare tanto, quando stavo bene potevo comunque uscire e fare una passeggiata”. Non succedeva sempre, perché a volte i dolori delle coliche nei giorni prima del parto erano molto forti. “Quando non ero incinta per stare meglio potevo fare ginnastica o una corsa sul posto, muovermi, e questo aiutava. Nelle settimane scorse invece non era possibile. A volte sono rimasta a letto a piangere dal dolore, ma con la tranquillità, sia per me che per il mio bambino, di avere l’ospedale Sant’Orsola vicino a me”.

Un aiuto di cui tanti hanno bisogno. “Sono circa 50 le famiglie che da fuori provincia si rivolgono ogni anno al Sant’Orsola – racconta Gianluigi Pilu, direttore del reparto di Ostetricia e Medicina dell’età prenatale del Policlinico – per una malformazione del nascituro che spesso richiede un immediato intervento da parte dei chirurghi e la presenza di una terapia intensiva e rianimazione pediatrica, presenti al Sant’Orsola”. Queste famiglie se la gestazione è regolare, hanno bisogno di accoglienza almeno una settimana prima del parto e poi nelle settimane successive, fino a quando il neonato non avrà più bisogno dell’ospedale.

Poi ci sono le mamme, come Cristiana, la cui gravidanza è delicata per propri problemi di salute. “Il Sant’Orsola è un centro di riferimento nazionale – prosegue il professor Pilu – per le malattie croniche intestinali e la chirurgia addominale. Quando una di queste pazienti rimane incinta è bene che a seguirla siano, oltre a ginecologi ed ostetrici, anche i medici che l’hanno in cura e che bene conoscono tutte le problematiche legate al suo stato. Sono circa 40-50 le gravidanze di questo tipo ogni anno e quasi tutte provengono da fuori regione”.

Vuoi aiutarci a dare una risposta a tutte queste famiglie? Accoglile insieme a noi: partecipa anche tu alla campagna di raccolta fondi sostenuta da Intesa Sanpaolo attraverso il Programma Formula in collaborazione con Fondazione CESVI.

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