Primavera Leggio

in reparto

9 ottobre 2019

 

Come entrare in chiesa: ci si toglie il cappello, si inizia a parlare sottovoce, si immergono le mani in uno strano liquido per purificarsi.

E niente, succede che io, che ero fino a ieri quella cosa che non c’entrava niente con tutto il resto dello sfondo, succede che mi rendo conto che c’entro pure io con quello sfondo lì, che lo conoscevo già, solo che non me lo ricordavo (o forse non me lo volevo ricordare).

Tutte le mie memorie di malattia, già dall’ascensore.

Jacopo Bottani

Erano pieni di speranza

7 ottobre 2019

 

L’infermiera porge le sue mani al paziente, lui prova a toccarla con la sua mano destra in maniera elegante.

03/10/19

 

Gli occhi della signora G. erano pieni di speranza e quanta forza che ho percepito in lei.

02/10/19

 

La paziente di colore camminando si è infilata in un passaggio stretto, cioè tra il tavolo e le carrozzine, secondo l’infermiera è una cosa positiva, un grande traguardo perché significa che la paziente ha più stabilità.

01/10/19

 

La paziente G. se tocca quello che osserva si rende conto che ha il senso del tatto ma se distoglie lo sguardo da quello che sta osservando si disconnette e perde il controllo del suo corpo.

30/09/19

 

Gianluca Pavone

Sant’Orsola, la Fondazione cerca volontari per l’accoglienza

Ogni giorno al Sant’Orsola ci sono persone che hanno bisogno di un aiuto per trovare un ambulatorio, pagare il ticket, raggiungere un reparto. Per ognuno di loro cerchiamo volontari felici di farlo.

Il Sant’Orsola conta oltre 30 padiglioni, dislocati lungo un’area lunga oltre un chilometro, attraversata da due strade (via Albertoni che separa il padiglione 2 dall’area storica del Sant’Orsola e via Palagi che separa il padiglione 1 dal 2) e con oltre 18 punti di accesso.

Per orientarsi ci sono mappe e segnaletica, ma quando si entra in ospedale spesso si è preoccupati, a volte non si sta bene, si ha paura. E affidarsi a una mappa non basta: quel che serve è qualcuno che faccia la strada con noi.

Sarà un servizio fatto di gesti semplici: dare informazioni, accompagnare chi è disabile o semplicemente debilitato, aiutare chi deve pagare il ticket o fare l’accettazione con la macchinetta automatica.

Per chi ha aderito alla prima call della Fondazione, l’appuntamento è lunedì 4 novembre alle ore 18 nell’aula magna del padiglione 10 (il cosiddetto Gozzadini – via Massarenti 11) per continuare a conoscersi, imparare qualcosa in più sul progetto e sulla formazione. Tutti gli altri possono comunque candidarsi scrivendo una mail a volontari@fondazionesantorsola.it oppure un sms o un messaggio whatsapp al numero della Fondazione 366.2027289.

Il servizio si svolgerà dal lunedì al venerdì, nella fascia compresa tra le 8 e le 14, quella in cui più intenso è l’afflusso di pazienti e familiari. Agli aspiranti volontari viene chiesta la presenza per almeno un turno di 2 ore alla settimana, ma ben venga – ovviamente – una disponibilità maggiore.

 

 

Volontà di essere umani

6 ottobre 2019

Sospensione,

Danza,

Ritmo,

Attesa,

Storie,

Gioco,

Tatto,

Vita,

Rapporto,

Peso.

Provare, provare, ed ancora provare; il corpo in ascolto, il corpo che vince,

il corpo che pretende.

La volontà che supera, la volontà che cresce, la

volontà di essere umani.

E la forza di migliorare insieme.

Elena Biagini

Dappertutto

6 ottobre 2019

Si invitano i gentili ospiti
allla delicatezza
non tanto
per mancanza di polso
quanto
per reazione.
Noi di contro
ci faremo trovare vivi
e sarà necessario.
Annuseremo anche i pennarelli
metteremo la sveglia
per poi aprire gli occhi prima.
Una casa ci aspetta.
È domenica dappertutto.

Luca Oldani

Sarcomi, nel ricordo di Maria Rosaria parte una nuova ricerca

“Non abbiamo fatto altro che realizzare un suo desiderio”. Così Cecilia Tetta spiega la decisione presa insieme alla madre di realizzare una donazione in memoria della sorella, Maria Rosaria, professoressa di lettere al liceo Fermi di Bologna, scomparsa nel luglio scorso per una rara forma di sarcoma.

 

“Lungo tutto il cammino con la malattia, iniziato nel 2015 – racconta la sorella – ha sempre desiderato che si potesse fare di più in futuro per la ricerca delle forme neoplastiche rare come quella che l’aveva colpita affinché altre donne potessero avere un percorso meno irto del suo”.

 

La donazione alla Fondazione Sant’Orsola andrà così ad un progetto di ricerca sui sarcomi condotto dalla professoressa Maria Pantaleo, del reparto di Oncologia medica del Policlinico, che ha seguito in questi anni Maria Rosaria insieme al chirurgo Sergio Concetti. “Un costante supporto umano e professionale – ricordano i famigliari – grazie a cui non si è mai persa d’animo”.

 

“Il nostro Policlinico – spiega la professoressa Pantaleo – è un centro di riferimento nazionale ed europeo per la cura dei sarcomi, una famiglia che comprende più di 50 tipologie diverse di tumore. Tra di loro diversa è la diagnosi, diversa è la prognosi, diversa è la terapia, diversa è la gestione da parte del medico: una differenziazione che richiede grande competenza ed esperienza”.

 

“Per migliorare la cura di questa malattia – prosegue la professoressa Pantaleo –la ricerca è un’alleata preziosa. Il progetto di ricerca supportato dalla generosità di Maria Rosaria ha come obiettivo lo studio di marcatori tumorali che possano predire in anticipo l’efficacia delle cure evitando quindi di protrarne alcune laddove potrebbero essere inutili, spingendo ad un cambio di strada farmacologica più precocemente possibile e a intensificando quelle che potenzialmente potrebbero essere più efficaci”.

(nella foto: la professoressa Maria Pantaleo)

Donazioni in memoria – Per saperne di più

Tutto è meschino tranne l’amore

4 ottobre 2019

Nobile allungare la vita, ancora più nobile riempirla.

Non avere altre domande.

Ma la pigrizia è di pensiero, d’empatia, d’orecchio.

Quante ne sai? Nessuna.

Ascolto.

Tendo.

E quella saggia che disse che poi, alla fine, il problema di tutto, è che ci vogliamo troppo bene.

Tutto è meschino tranne l’amore.

Luca Oldani

Mani in mano

3 ottobre 2019

Stare con le mani in mano. Avere le mani piene solo di mani. Le tue. Le mani, qui, svolgono i seguenti compiti:

Premere pulsanti che aprono porte (tralascio l’arte di sbatterle che è un’arte che se qualcuno avesse voglia di imparare deve venire qui) scorrevoli, che ti introducono in stanze dove altre mani scrivono, toccano monitor, controllano fili, girano pazienti che guardano mani che scrivono , controllano fili, toccano monitor, girano pazienti che guardano mani che scrivono, toccano monitor, controllano fili, che girano pazienti che guardano mani che premono pulsanti che fanno scorrere porte che appena aperte fanno apparire me, che con le mani in mano osservo. Le mie mani piene solo di mani.

La tasche non bastano, i punti del braccio da grattare dopo qualche secondo finiscono, le posizioni (braccia conserte, lungo il corpo, dietro la schiena, appoggiate alla guancia, carezzanti la barba, scompiglianti i capelli, picchiettanti la coscia, intrecciate) sono limitate. Il sapone igienizzante ti fa sentire concreto ma non posso finirlo (la tentazione è fortissima).

Ai medici e agli infermieri serve veramente.

Luca Oldani

Di fatto è un viale alberato

1 ottobre 2019
Non si possono annaffiare le piante. Solo lui ha il permesso: il collaboratore proposto.
C’è  della frutta e della verdura finta in una cucina vera e un signore sta guardando la televisione con una mascherina bianca sulla bocca. Passeggio sul viale avanti e indietro. All’andata una coppia seduta in silenzio su una panchina. Al ritorno stessa coppia,  in silenzio, cambiata di posto. Passeggio spesso, ce l’hanno consigliato.  Sfrecciano sciami di biciclette. Non tutti quelli che passano sembrano cercare un preciso reparto. Ho l’impressione che la strada sia una scorciatoia per passare da una parte all’altra del quartiere. Di fatto, è un piacevole viale alberato.
Luca Oldani

La signora araba

1 ottobre 2019

Il dolore bisbiglia. Le differenze sembrano anagrafiche. Quello giovane sorride, parla distratto, si controlla le doppie punte. Noncurante manifesta vita. Quello adulto, di mezza età, guarda in basso. È scavato, perso, rassegnato; ha una spontanea e perfetta postura. Nella camminata soprattutto. Come si dovrebbe camminare: così. Quello quasi anziano ha paura. Non si nasconde. È troppo scosso. Tiene stretta la borsa. O la vita. Banale gioco di parole. È un cortocircuito vedere questi dolori seduti accanto in sala d’attesa. Difficile farli comunicare. Una signora col velo, dalla testa ai piedi color deserto, si mette seduta accanto a me. Telefona a qualcuno. Parla arabo. Didascalica, esce. Si sente la sua voce più alta, fuori. Piano piano la sala si svuota. Una bambina di due o tre anni fa lo slalom tra le sedie. La guardo. Sorrido. Piange. Mi ha scoperto. Cerco di non guardarla. Impossibile. La signora araba rientra. Si siede. Mi dà le spalle. Siamo soli io e lei. Adesso parla velocemente. Ad alta voce.

Luca Oldani